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VA.LI.CO. Mentana - CUS Roma 2-1 [2]

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Scritto da Simone Acquarelli   
Lunedì 28 Febbraio 2011 21:41

Quella di questa settimana è stata una partita fortemente (se non addirittura "unicamente") condizionata dalla condotta antisportiva dei padroni di casa. Infatti il goal del definitivo vantaggio è stato segnato con un effettivo della squadra locale a terra, e tutti i giocatori di entrambe le compagini (e non solo, cosa fondamentale) a richiedere al capitano del Va.Li.Co. di mettere la palla in fallo laterale. Il “correttissimo” giocatore nomentano, invece, vedendo il portiere ospite immobile fuori dalla porta, tira per fare goal. Il risultato: l’arbitro fischia e il goal deve venir convalidato, poiché il gioco non era stato fermato dal direttore di gara.

Pur volendo credere alla buonafede del numero 8 locale nel tirare in porta (da 40 metri, ndC), va detto che in questi casi esistono leggi non scritte nel calcio, leggi di etica sportiva, e non regolamentate da regolamenti federali, quindi all’e(o)rrore si sarebbe potuto rimediare lasciando che gli ospiti riportassero immediatamente in pari la gara. Così non è stato, ed anzi, a dirla tutta, da quel momento è anche sparita l’impressionante celerità dei locali nel rimettere il pallone in gioco, o di procurarselo (o farselo procurare) direttamente dalla loro panchina.

A mio avviso quello che si è visto ieri, non è altro che l’ennesimo caso di "3 punti a tutti i costi", che ha poco a che vedere con il VERO gioco del calcio, fatto di sacrifici, allenamento, correttezza, e soprattutto lealtà. Non confortano neanche le scuse di alcuni singoli a fine partita, poiché se si fosse voluto rimediare, ci sarebbe stato modo e tempo per farlo. Le “lacrime di coccodrillo” andrebbero lasciate fuori dal contesto sportivo, come le finte strette di mano, che servono a poco ai fini della classifica.

Penso di poter scrivere a nome dei Giocatori del CUS Roma (con la “G” maiuscola, visto il loro comportamento in campo, a differenza degli avversari) e miei compagni di squadra, che quello che si è visto ieri non ci rappresenta, il nostro calcio non è questo, ma bensì il nostro è un calcio fatto di valori sani, di ospitalità e di lealtà, sia fuori che nel campo di gara. Non è stato difficile, infatti, negli anni, vedere giocatori di squadre ospiti che nell’impianto di Viale di Tor di Quinto 64 si sono fermati con noi a parlare o a bere qualcosa nel dopo-gara. Pazienza, servirà anche questo. Soprattutto servirà per distinguere chi ama il calcio da chi lo intende SOLO come “mezzo di realizzazione personale”. A noi va bene così.

Adesso però passiamo alle tanto agoniate pagelle:

1 – CAIAZZI: Pronti, via, i locali sono in vantaggio. Lui non c’entra nulla, anzi, appare concentrato e ben posizionato. Nell’occasione del discusso (secondo) vantaggio, si fa trovare fuori dai pali, pensando ovviamente ad un epilogo diverso per l’azione di gioco. Gli è mancata solo la malizia necessaria, il rimanere nella porta lo avrebbe aiutato, ma data l’imprevedibilità della situazione, non può essere lui il colpevole. Per il resto non è mai stato impegnato in nessuna parata, data la sterilità degli avanti locali. ONE SHOOT, ONE KILL 6

2 – ARCIERI: Inizio zoppicante, ha un brutto cliente dalla sua parte, che infatti al primo affondo lo buca sulla corsia e riesce a mettere in mezzo un pallone poi neutralizzato dai compagni di reparto. Più passano i minuti più acquista sicurezza. Nel finale si concede anche una bella sgroppata che culminerà con un cross in area avversaria non sfruttato dagli avanti ospiti. L’unica pecca è che si innervosisce troppo, a volte anche con i compagni. CRESCENDO 6,5

3 – IORI: Vale lo stesso discorso per lui. Inizio in ombra, messo in difficoltà da un esterno con buone capacità offensive. Cresce poi, aggiustando la mira negli appoggi ai centrocampisti e nelle palle lunghe per i compagni davanti. Forse necessita un pochino di riposo. STANCO 6

4 – MONACHETTI: Corre molto, corre su ogni avversario, poi capisce che forse il suo posto è sul numero 10 nomentano. Si danna per andare a tamponare ogni buco libero. Con la palla in mezzo ai piedi non è Pirlo, ma il suo compito lo fa bene e si concede anche un paio di “giravolte”. Esce al 15° del secondo tempo per aver ricevuto una pallonata in pieno volto dopo una carambola con un avversario. CORSARO 6,5

5 – SANROCCHI: Non soffre la pressione. E’ sempre tranquillo (in una occasione anche troppo, ma recupera bene Arcieri), per lui l’avanti locale non rappresenta mai un problema. E’ ammirevole quanto ci tenga alla squadra anche lui, entrato da così poco nei meccanismi degli Universitari. LEONE 6,5

6 – MANCINI: Finalmente una gara dove vediamo il Mancini che conoscevamo. Anticipa, spazza, gioca la palla. Non è un fulmine di guerra, ma lo sapevamo già, ma anche lui, come il suo compagno di reparto, non soffre mai un numero 9 troppo statico e mal servito dai compagni. FENICE 6,5

7 – CASTELLINI: In avvio, come molti dei suoi compagni, appare statico. Nella ripresa però da sfoggio delle sue capacità di ottimo corridore, imbeccato dai compagni sulla corsia di destra. Già ammonito, si è lasciato innervosire dal comportamento degli avversari ed ha rischiato di venire espulso per una leggerezza che sarebbe costata cara ai Canarini. Forse è entrato in partita troppo tardi, di sicuro non era facile, visto anche il lavoro di copertura nella prima frazione, in aiuto al suo compagno di fascia. A FASI ALTERNE 6

8 – MARSICO: E’ lui che fin dal primo minuto detta i tempi. Delle volte appare troppo di "piede ruvido", ma ha il carattere giusto per guidare questa squadra. Bello il suo goal del pareggio, dove con un controllo ottimale ed una finta fa fuori due avversari in una sola volta, per poi battere il portiere di piatto. CANTA E PORTA LA CROCE 7

9 – BUNKHEILA: Esce alla distanza, nel vero senso della parola. Più viene posizionato lontano dalla porta avversaria, più le sue discese sono efficaci. Nel primo tempo infatti scende poco, pur mettendo un pallone bellissimo nell’occasione del momentaneo pareggio, mentre nel secondo, viene anche spostato terzino. A quel punto, vogliamo anche per la scarsa pressione degli avversari, riesce a mettere in difficoltà la retroguardia avversaria in ogni sua scorribanda. GAZZELLA 6

10 – COLADONATO: Non ha mai il fiatone. Gioca sempre palla-a-terra. "Ordine" è il suo secondo nome. Non avrà il fisico di un Titano, ma togliergli la palla dai piedi è veramente difficile. Fa un lavoro oscuro non indifferente, che lo colloca sempre fra i migliori interpreti della partita. OTTEMPERANZA 6,5

11 – RINALDI: Non è facile. Giocare da solo su tutto il fronte offensivo non è una cosa gradevole per nessuno. Si sobbarca tutto il pressing sul portatore di palla, proprio per questo poche volte risulta lucido con la palla fra i piedi. Va giustificato, poiché il suo lavoro è questo, non di certo quello del “Bomber” (non inteso come A.M.). DI MANOVRA 6

15 – RATTI: Entra al posto dell’Abruzzese. Non entra subito in gara, perdendo un paio di palloni, ma poi si rifà, entrando piano piano nei meccanismi dei compagni. Non gli si chiede "l’invenzione", ma bensì quello che sa fare meglio: interdire. Ci riesce a tratti, ma comunque meglio delle sue ultime prestazioni. GUANTO LILLA 5,5

16 – FONTANA: Entra e da brio all’attacco. Parte come esterno alto. E’ vitale, salta l’avversario, corre su ogni pallone. In vista delle diffide della prossima settimana, potrebbe risultare prezioso come un diamante. ANGUILLA 6,5

17 – PATRIZI: Entra ma prende pochi palloni. Troppo alto un cross per lui che sarebbe risultato letale, sul finale di partita. TOTEM 6